Decidere nella crisi: la testimonianza del Prefetto Gabrielli a EMMAP

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“Per allenare i manager della PA a prendere decisioni complesse non bastano le teorie e i modelli: serve studiare i casi pratici. Meglio ancora quando si possono ascoltare dalla voce dei loro protagonisti” dice Silvia Rota, Direttrice di EMMAP, l’Executive Master in Management delle Amministrazioni Pubbliche, programma pensato per chi lavora in ruoli di responsabilità per e nella PA, giunto alla sua 13° edizione.

Per questa ragione, a conclusione del modulo dedicato alla Public Governance è stato invitato a tenere una lezione, eccezionalmente aperta anche agli esterni, il Prefetto Franco Gabrielli, che ha raccontato di come ha gestito una crisi ambientale potenzialmente esplosiva, ovvero liberare l’Isola del Giglio e i suoi fondali dal relitto del transatlantico Concordia, a seguito della tragedia del 13 gennaio di dieci anni fa. Questa testimonianza arriva a coronamento di una tre giorni di aula dedicata al consolidamento delle capacità dei partecipanti di leggere le relazioni col contesto di riferimento e di attivare pratiche collaborative tra soggetti che perseguono finalità differenti, dentro e fuori il perimetro pubblico, per generare valore per la collettività nella gestione ordinaria come in quella straordinaria: tutti elementi che si ritrovano nel caso Costa Concordia. Come ha detto in apertura dell’evento Eleonora Perobelli, coordinatrice EMMAP, “il caso è ancora più interessante alla luce della cifra di questi tempi, dominati dall’incertezza, dall’imprevisto e dalla crisi come elemento ormai costante della presa di decisioni pubbliche”.

Ma partiamo dal protagonista. Non occorrono presentazioni per il Prefetto Gabrielli: una vita dedicata alle istituzioni, attorno alle politiche di safety, security e intelligence. L’ultimo incarico come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a guida Draghi, con la delega alla sicurezza, dopo aver svolto per cinque anni l’incarico di Capo della Polizia di Stato, preceduto da quello di Prefetto di Roma e, prima ancora, di Capo del Dipartimento di Protezione Civile, ruolo ricoperto al tempo dei fatti raccontati. Anche la storia della Costa Concordia è ben nota: il 13 gennaio 2012 un transatlantico finisce incagliato sugli scogli dell’Isola del Giglio e delle oltre 4.200 persone sulla nave, 32 trovarono la morte. Tra il 16 e il 17 settembre del 2013 accade un altro fatto straordinario: la nave viene raddrizzata, utilizzando un metodo mai sperimentato prima su un transatlantico di tali dimensioni, ovvero il parbackling, funzionale a permettere la rinavigazione fino al Porto di Genova, dove la nave sarà smantellata.

“Eppure il 20 agosto, a poche settimane dall’inizio delle operazioni, il Ministero dell’Ambiente le manda una nota in cui Le chiede di sottoporre la decisione di autorizzare il parbackling al parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. A noi sembra il tipico caso in cui a un passo dalla soluzione, qualcuno butta la palla in tribuna, per non prendersi la responsabilità di una decisione critica. Cosa fece?” domanda Raffaella Saporito, faculty EMMAP e già Direttrice del Programma, durante la sua intervista al Prefetto Gabrielli. “Accogliere la richiesta avrebbe significato rimandare ad un tempo indefinito le operazioni: la fine dell’estate era l’ultima finestra utile, dal punto di vista climatico. Era impossibile che il Consiglio superiore dei lavori pubblici potesse esprimere il suo parere in pochi giorni”. Inoltre, la proposta di progetto era già il frutto di un beauty contest internazionale cui avevano partecipato i massimi esperti mondiali sul tema, in cui ogni rischio era stato valutato e soppesato, anche dalle autorità italiane, nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’armatore nella fase di elaborazione della proposta di recupero del relitto. Cosa aggiungeva questo ulteriore parere tecnico, se non quello di allontanare la decisione e le responsabilità collegate? Così, la richiesta non venne accolta e Gabrielli decise di non rimandare le operazioni. Una scelta coraggiosa, che trasformava il rischio che qualcosa andasse storto durante le operazioni con il rischio personale del Commissario di essere accusato di una qualche negligenza. “Cosa l’ha spinta ad assumere quella decisione, sul momento? Col senno del poi ha avuto ragione, ma come ci si difende da chi cerca di buttare la palla in tribuna quando si cerca di arrivare a destinazione?” chiede Saporito. “Il caso ha valuto che le cose andassero bene, pur non senza imprevisti”. Qualche giorno dopo, a inizio ottobre, vi fu una mareggiata che avrebbe certamente inabissato del tutto la nave, rendendo impossibile qualunque operazione di recupero. “E’ l’orientamento alle missioni pubbliche” che sorregge il senso di una decisione critica, secondo Gabrielli. È avere in mente che in gioco c’è la vita delle persone, a partire dagli abitanti dell’Isola, che vivono di turismo e chiedevano di essere liberati quanto prima del relitto, per occuparti di rimediare ai danni sull’ecosistema generati dal naufragio. Mantenere la bussola orientata attorno a una chiara visione strategica è al cuore del modello di leadership pubblica proposto in EMMAP, nella consapevolezza che – come nel caso Concordia – la sua presenza faccia una differenza dirimente nella capacità di generare valore pubblico. Questo il senso di una decisione critica, che è il cuore del lavoro manageriale, quello cui i nostri master servono ad allenare, come sottolinea Enzo Baglieri, Direttore della Divisione Master di SDA Bocconi.

SDA Bocconi School of Management

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