Inclusiva e sostenibile, un nuovo modo di pensare la finanza nel prossimo decennio

Executive Master in Finance - EMF CEO Forum

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Rendimento, ritorno sull’investimento, risk management. Nel contesto di un Executive Master in Finance, con una platea composta da CEO e dalla classe di partecipanti di diverse industry afferenti ai quattro track di specializzazione Asset/Wealth Management, Banking Transformation, Corporate Finance&Control, Real Estate Trasnformation, ci si aspetterebbe di sentire risuonare nell’aula esclusivamente concetti di questo tipo. Può stupire quindi che le parole più pronunciate durante l’EMF CEO Forum 2021 dell’EMF - Executive Master in Finance di SDA Bocconi alla presenza della Classe 2021 fossero inclusività, diversity, sostenibilità.

Ma può stupire solo chi ha una visione della finanza circoscritta e ormai superata dalla storia. Almeno quella degli ultimi due decenni che – come è stato ricordato da uno dei relatori – ha visto il mondo attraversare quattro crisi epocali: quella delle Torri gemelle, lo shock sistemico dei sub-prime del 2008, la successiva crisi del debito sovrano e in ultimo la pandemia di Covid-19. Vent’anni che hanno trasformato logiche, dinamiche e prospettive del vivere comune e ci hanno lasciato grandi lezioni per il futuro. Anche il modo di pensare la finanza non può più essere quello di prima, dove lo shareholder o l’investitore erano sovrani assoluti. Ora i loro interessi possono essere tutelati solo in armonia con quelli di un’ampia e variegata platea di stakeholder. Che questa consapevolezza facesse da filo conduttore di tutto il dibattito del EMF CEO Forum, del resto, era chiaro fin dal titolo: “Anni Venti, anni ruggenti? Strategic finance per competitività e benessere sostenibile” parte integrante dello Strategic Finance Lab novità del progetto didattico di EMF che ha la finalità di indagare come la finanza supporti l’implementazione di investimenti sostenibili e l’integrazione dei criteri ESG in azienda.

Ancora un decennio ruggente?

Il primo tema trattato dalla progettazione effettuata da Andrea Beltratti, EMF Academic Director e Alessia Bezzecchi, EMF Program Director, riguarda il decennio appena iniziato: sarà una fase di recupero e crescita paragonabile a quella degli anni Venti del secolo scorso? “Sì, ma vedo un grande bisogno di regia e coordinamento”, risponde Gian Maria Mossa, CEO di Banca Generali. “Dal punto di vista macro c'è un sistema finanziario che non sempre va di pari passo con l'economia reale e poi c'è anche un grande fattore di disruption, la blockchain. Dal punto di vista micro, il cambiamento epocale è l'identità digitale che riguarda tutti e apre grandi opportunità ma anche grandi rischi.”

“I fondi di NextGeneretaionUE in arrivo sono un booster paragonabile a quello di una ripresa da dopoguerra”, aggiunge Claudia Parzani, Global Business Development and Marketing Partner di Linklaters, “ma a guidare la ripresa deve essere la centralità della persona e dei suoi valori, è questa la grande lezione della pandemia”. Le fa eco Claudio Scardovi, CEO di Hope e docente EMF Strategi Finance Lab: “come negli anni Venti del Novecento, si coglie una gran voglia di ripartire, sorretta anche dall’iniezione di fondi in arrivo, ma dobbiamo stare attenti a non ripetere gli errori di quel decennio che sfociò nella Grande Depressione, nell’iperinflazione della Repubblica di Weimar e quello che ne seguì. Dobbiamo investire nel futuro evitando errori macroeconomici, tensioni sociali e chiusure sovraniste”. “La crescita ora potrebbe essere sostenuta dal risparmio accumulato durante la pandemia e dalla lunga compressione dei consumi”, continua Cristina Scocchia, CEO di Kiko. “I fondi europei potrebbero essere l’occasione per recuperare un deficit strutturale dell’economia italiana che risale a ben prima della pandemia”.

Cauto ottimismo anche per Fabio Gallia, Direttore Generale di Fincantieri: “Fino a 14 mesi fa tutte le statistiche ci dicevano che per mettere a punto un vaccino servivano 7-8 anni: per il Covid ce l'abbiamo fatta in meno di un anno. È stato possibile solo perché mai tante risorse e tanti sforzi sono stati messi in campo tutti insieme. Anche la compattezza dell’Europa, che non ci fu ai tempi della crisi del debito sovrano, sta dando risultati”.

Le nuove declinazioni ESG – (Enviromental, Social, Governance)

Il futuro porta inevitabilmente con sé il concetto di sostenibilità. Per tutti la parola d’ordine è guardare lontano, nel tempo e nello spazio. “Le imprese non possono più avere un focus a 2-3 anni, secondo le tempistiche dei budget, ma devono cominciare a ragionare a 20-30 anni”, sottolinea Parzani, “e devono fare una mappatura completa degli stakeholder, anche per trovare le risorse e i talenti necessari a rendere il business realmente sostenibile”. Emerge il tema del capitale umano: “le aziende dovrebbero guardare a tutte le persone che hanno all’interno e intorno a loro”. “Oggi il talento deve essere un talento ‘distribuito’”, aggiunge Mossa, “quindi più diversità c’è all'interno di un’organizzazione meglio è ai fini della sostenibilità di lungo periodo”.

Scocchia, dalla sua posizione di CEO di azienda di successo dopo turnaround che ha visto nel 2018-19 gli anni della svolta grazie al percorso di trasformazione in termini di efficienza operativa e di finanziamento, effettuando investimenti in innovazione di processo e di prodotto, in trasformazione digitale e infine di cambiamento della struttura proprietaria con l’ingresso di un private equity che ha implementato una governance più sofisticata. La ristrutturazione ha duplicato l’EBITDA oltre a consentire all’azienda di essere resiliente nell’anno della pandemia: “L’implementazione di strategie che determinano il successo di un’azienda iniziano dalla sostenibilità finanziaria prima di tutto e dei posti di lavoro a seguire. Il lavoro non è solo avere uno stipendio ma è anche realizzazione, soddisfazione, dignità. A seguire rileva la collettività in cui si opera e la sostenibilità ambientale e quindi il raggiungimento della sostenibilità a tutto tondo”.

Ma la sostenibilità non è un pranzo di gala. Diventare sostenibili richiede profonde trasformazioni produttive, organizzative, culturali. Un enorme impatto su alcune realtà, soprattutto quelle manifatturiere. “È un tema complesso e bisogna rifuggire dal ‘ticking the box’ e dalle ipocrisie”, afferma Gallia. “Nell'immediato la sostenibilità è un costo, anche pesante, ma è inevitabile e sta a noi trasformarlo in un investimento ad alto rendimento futuro”. Non è diverso il punto di vista del banchiere: “Siamo ancora lontani da una diffusa cultura della sostenibilità”, ribadisce Mossa, “occorre capire che non esistono solo gli shareholder ma anche gli stakeholder. In teoria siamo tutti d'accordo, ma poi bisogna trasformarlo in azioni concrete”.

La questione riguarda anche l’utilizzo dei fondi europei in arrivo: “Sono soldi che dovranno essere ripagati, in parte come restituzione del debito, in parte pro-quota tra i Paesi UE, quindi anche da noi italiani”, avverte Scardovi. “Bisognerà trovare il modo di creare valore da questo capitale. L'azione pubblica dovrà essere accompagnata da un binario privato. Il vecchio trade-off pubblico-privato dovrà essere superato in nome di una collaborazione in grado di creare valore sul lungo periodo”.

Per una leadership d’impatto

Per guidare una trasformazione di questa portata serve anche un nuovo modello di leadership. Precisi e interessanti gli spunti che giungono dai leader presenti in sala: “Questo è il tempo di una leadership ‘situazionale’ capace di adeguarsi a uno scenario in costante mutamento. Il leader deve essere innanzitutto in grado di valutare il contesto”, dice Parzani. “Deve avere un compasso morale molto forte per tracciare una rotta ‘olistica’ che unisca risultati economici, sociali e ambientali. Potere significa sempre più responsabilità”, sottolinea Scocchia. “Per definizione il leader è quello che indica la strada, ma con la capacità di rimanere collegato alle persone che lo seguono”, aggiunge Mossa. Secondo Gallia invece è importante “identificare sempre il crinale sottile fra la coerenza e la testardaggine”.

I CEO lasciano uno spunto di riflessione finale ai futuri leader della finanza. “Circondatevi di persone diverse da voi e uscite dalla vostra comfort-zone, non è facile ma arricchisce”, suggerisce Gallia. Mossa ricorda l’importanza di dotarsi degli strumenti per “gareggiare con il mondo” e Parzani sottolinea che “le competenze non bastano, bisogna avere cuore, saper ascoltare e collaborare”. Icastici e definitivi Scardovi e Scocchia: “fate la cosa giusta” e “fate la differenza”. Una bella sfida per il decennio appena iniziato.



SDA Bocconi School of Management

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