Riccardo Illy: da azienda di successo a benefit corporation, una scelta di futuro.

MBA Leadership Series

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Eccellenza per il mass-market, cambiamento nel rispetto della tradizione, globalizzazione attenta alle realtà locali, successo ed etica. Più che ossimori, sono ora la ricomposizione di opposti, di polarizzazioni senza futuro - forse il modo migliore per rappresentare la visione imprenditoriale che Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy e della sub-holding “Polo del gusto”, ha condiviso con gli studenti del Full-Time MBA di SDA Bocconi in un incontro delle Leadership Series. Ne è emersa l’anima dell’imprenditore di successo, certo, ma anche quella dell’uomo politico (Illy è stato sindaco di Trieste, presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e deputato), di chi è convinto che la creazione di valore abbia due requisiti imprescindibili: portare le persone al centro e avere anche una dimensione non monetaria.

C’è una parola che attraversa come un fil rouge tutto il suo intervento: sostenibilità. È da tempo la bussola strategica del Gruppo Illy e dal 2019 traccia la rotta anche del “Polo del gusto”, la società che riunisce marchi extra-coffee di eccellenza come Domori (cioccolato), Dammann Frères (tè), Mastrojanni (vino) e Agrimontana (confetture e alta pasticceria). Che cosa hanno in comune questi prodotti? “Per noi quattro elementi:”, dichiara Illy, “la massima qualità, percepita anche da consumatori non esperti (ce lo confermano i blind test), l’utilizzo delle migliori materie prime, un processo produttivo che si distingue da quello ‘mainstream’ e un forte impegno nella sostenibilità ambientale e sociale”. Tenerli insieme è il risultato di un percorso impegnativo – ricorda Illy – che porta a cambiare radicalmente molti approcci alla produzione, al mercato, all’organizzazione.

La pandemia è stato un difficile banco di prova. Ha accelerato cambiamenti già in atto e ha misurato la tenuta di molti business. “Lo spostamento di grossi volumi di vendita sui canali online ha imposto trasformazioni a vari livelli: nei sistemi software, nella logistica e nel delivery, nel packaging. Ma soprattutto ci ha mostrato l’importanza di non essere focalizzati su un solo settore produttivo, di essere flessibili e di reagire velocemente”.

In una parola, “ci ha insegnato a essere pronti a cambiare”. Una regola che deve valere anche per gli Stati e i governi, ricorda l’ex politico: “Alcune nazioni hanno reagito alla pandemia con maggiore efficacia di altre: dobbiamo guardare a questi esempi positivi per migliorare la nostra risposta alla crisi pandemica”.

Ma la vera cifra del Gruppo Illy è quella di essere una “benefit corporation”. “Sono società che scelgono di non guardare solo agli utili ma si pongono obiettivi ambientali e sociali, sono attente ai loro dipendenti, ai fornitori, al territorio”. Nelle parole di Riccardo Illy il tema della sostenibilità assume declinazioni molteplici per un imprenditore del food. Pensiamo alla green energy, quella che passa dalle fonti rinnovabili per raggiungere la carbon neutrality; alla diffusione della mobilità elettrica grazie a sistemi sempre più efficienti di energy storage; all’intelligenza artificiale, la robotizzazione e la stampa 3D che abbatteranno l’impatto ambientale e i costi della produzione.

Su tutto troneggia il tema della globalizzazione, inevitabile per il business di quelli che una volta si chiamavano “prodotti coloniali”. Illy ne è consapevole: “Credo che la globalizzazione abbia aumentato la disuguaglianza all’interno delle economie avanzate ma l’abbia ridotta a livello globale”. La globalizzazione economica determinata dalle delocalizzazioni produttive in base al costo del lavoro più basso ora è compensata dalla “social globalization” che garantisce ovunque standard sociali più alti e porta a loro volta i blue collars a spostarsi seguendo condizioni di lavoro migliori. Un processo osmotico che livellerà le disuguaglianze ma creerà anche forti tensioni sociali.

È uno sguardo sul futuro lucido ma tutt’altro che pessimista. Esprime un’idea di leadership che va ben oltre i confini dell’azienda e del settore e ha contribuito a creare un gruppo industriale da mezzo miliardo di fatturato che è anche l’unico marchio italiano presente nella lista delle 135 “società più etiche del mondo” stilato da Ethisphere. Due primati ormai definitivamente conciliabili.





SDA Bocconi School of Management 

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