Varetto, la leadership nell’informazione nell’era dei social

Leadership Series MBA

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Giornalista: chi era costui? Non passerà molto prima che qualcuno cominci a chiederselo. Anche se non espressa in questi termini, la questione sembrava aleggiare nell’ultimo incontro del ciclo “Leadership Series” del Full-time MBA che ha avuto come protagonista Sarah Varetto,  European Director for News Development, Sky News, nonché giornalista di spicco della rete televisiva. Nel suo ruolo sarebbe stato facile indossare i panni del difensore d’ufficio di una funzione e di una categoria, liquidando come “non giornalistici” i contenuti informativi che sgorgano dalle varie fonti della rete. Invece Varetto ha saputo affrontare la complessa questione del giornalismo ai tempi dei blog, dei social, di YouTube in maniera “laica” e per niente corporativa. Ma mettendo i puntini sulle i della parola informazione.

 

Informazione che è ormai un asset strategico anche per realtà che fino a poco tempo fa non appartenevano al mondo dei media. “Stiamo affrontando una sfida epocale”, esordisce Varetto. “Fino a pochi anni fa i nostri competitor erano gli altri network televisivi nazionali, oggi il primo info-provider è Facebook. Prendete l’indice Dow Jones: negli ultimi cinque anni la top five è completamente cambiata, ora ai vertici ci sono i Tech Giants, sono loro i nuovi competitor globali. Nell’informazione come nell’entertainment”.

 

Ma con i giocatori sono cambiate anche le regole del gioco: “Da giornalista io sono responsabile di quello che dico in TV, e il mio editore con me”, sottolinea la giornalista. “Questo però non vale per l’informazione prodotta dai Tech Giants: Facebook o YouTube, per esempio, non rispondono dei contenuti che pubblicano. Nessuno discute che le piattaforme social abbiano ampliato la fruibilità e la velocità dell’informazione e che la loro concorrenza sia uno stimolo positivo per i media tradizionali. Ma mi chiedo perché non debba valere anche per loro la parola chiave di questo mestiere: responsabilità”.

 

Se l’arena si allarga bisogna trovare nuove strategie per vincere. Secondo Varetto sono tre i fronti d’azione: “la competizione ora è sui contenuti, sulla user experience e sulle piattaforme. Noi per esempio non possiamo più pensarci solo come un’azienda televisiva perché lo streaming è diventato il veicolo di diffusione più importante”. Ma canali ed esperienza di fruizione ruotano intorno ai contenuti, che restano il vero prodotto dell’industria culturale e che nell’era della proliferazione digitale devono fronteggiare il rischio della “commoditization”. “Per questo”, conclude Varetto “la sfida del nuovo non deve mai farci dimenticare che i principali fattori competitivi sono la qualità e l’unicità dei contenuti”. Ingredienti base, da sempre, di ogni storia di successo.

 

SDA Bocconi School of Management

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