Generativa e responsabile: la leadership secondo Manfredi Catella

Entrepreneur Series di EMF-Executive Master in Finance

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Che cosa fa di una persona un imprenditore? Il desiderio di trasformare l’esistente”.  Agli  studenti  di EMF-Executive Master in Finance riuniti  per  un  incontro  delle  Entrepreneur  Series  è  bastato  questo  esordio  per  capire che  non  avrebbero  assistito  a  un  semplice  speechsulle  dinamiche  di  mercato  nel real  estate.  Del  resto  il  loro interlocutore, Manfredi Catella, fondatore e AD di Coima SGR, una delle principali realtà nel panorama italiano degli investimenti immobiliari, non ha l’aria di chi si accontenta di una definizione da Codice civile.

Il naturale aplomb e le parole soppesate non mascherano una passione creativa che ha saputo concretamente e visibilmente trasformare l’esistente, contribuendo ad esempio a cambiare il volto e lo skyline di Milano con un progetto urbanistico  come quello di Porta Nuova. Laurea in Economia e master in Regional Planning and Real Estate, Catella ha accumulato esperienze internazionali in colossi del calibro di JP Morgan e HSBC prima  di  giungere alla partnership tra Coima, società di famiglia, e l’americana Hines, da cui prende il via il progetto di Porta Nuova; per poi fare –dichiara con un certo compiacimento –“il contrario di quello che succede normalmente: ho chiesto agli americani di rilevare le loro quote”. Un esempio di imprenditore che ha saputo immaginare il futuroe che ora, alla guida di una società di gestione immobiliare che riesce a garantire agli investitori rendimenti a due cifre, sostiene che la vera cifra di un leader è la capacità di generarenuova leadership.

 

“Quello che manca al nostro paese è una leadership generativa, che sappia vedere oltre se stessa. Abbiamo avuto grandi leader, in economia come in politica, che però non si sono preoccupati della loro successione”. Una “generosità” che non significa rinunciare alla propria ambizione –“un leader ha comunque un ego molto forte che è quello che lo spinge ad andare avanti” –ma saper fare un passo indietro in nome dell’obiettivo comune e a lungo termine.Trasmettere la leadership.  Sollecitato dalle domande di Andrea Beltratti, Academic Director EMF, Catella rinforza il suo concetto di leadership: “credo che la leadership abbia due  dimensioni:  unainterna, che è la spinta individuale ad aggiungere qualcosa a quello che c’è; l’altra esterna, fortissima, che è la capacità di ‘scalare’ e trasmettere agli altri le proprie capacità”.La  capacità  di comunicare  la  leadership“è un processo lungo e complesso che si articola in diversi passaggi.

È necessario:

▪Definire l’oggetto della comunicazione, il messaggio che si manda: significa anche accertarsi che esso arrivi col significato corretto perché la comunicazione è sempre un processo a due e non bisogna mai dare per scontata la comprensione.

▪Pianificare il processo cioè definire degli obiettivi chiari per se stessi e per gli altri che implicano tempi, le risorse necessarie, le persone coinvolte, le responsabilità.

▪Rendere misurabili i risultatiin modo che le persone sappiano come verrà valutato il loro impegno. Saltare questi ultimi due passaggi è una garanzia di insuccesso.

▪Creare empowerment, cioè aiutare gli altri a sviluppare i propri talenti e a prendere in mano il proprio progetto.

 

Vuol dire avere pazienza ma anche essere aperti alle critiche e disposti a ripensare il progetto dall’inizio se necessario”.Responsabilità e futuro. Dietro una visione di imprenditore e di leader di questo  tipo campeggia ovviamente una parola: responsabilità. A Beltratti che gli chiede qual è la responsabilità dell’impresa oggi, Catella risponde tornando al pensiero iniziale: “fare impresa significa coniugare pensiero e  azione e sapere che il tuo compito, nel grande o nel piccolo, è plasmare la realtà. Nel real estate questo è assolutamente evidente: l’architettura ha sempre espresso lo spirito dei tempi. Se il simbolo architettonico degli anni ’80, il decennio ‘individualista’, era il grattacielo, quello di oggi secondo me è l’High Line, il parco lineare di New York, che simboleggia la riqualificazione sostenibile e ‘condivisa’ di un’area urbana. Non si tratta di essere ‘buoni’: è cambiata l’idea di profitto, se un prodotto non ha un valore per l’ambiente e la collettività anche il suo valore economico crolla”.


In tema di responsabilità, e davanti alla classe di EMF, non può mancare un riferimento alla finanza nel real estate. “È un giocatore irrinunciabile ma l’errore in passato è averle dato troppo spazio nel gioco di squadra. Vedi i sub-prime”. Inoltre, se gli investimenti ‘nel mattone’ sono a lungo termineper antonomasia, il supporto finanziario deve avere lo stesso orizzonte: “bisogna abbandonare il desiderio di arricchirsi in breve termine: l’ultimo dei miei pensieri era fare soldi in fretta”, sostiene convinto l’AD di Coima. E rivolto alla platea di giovani manager conclude: “Il real estate è ormai un settore interdisciplinare come pochi, dove i data scientist lavorano a fianco dei sustainability officer e dei promotori culturali. È uno dei business più creativi. Un’opportunità da cogliere”.

SDA Bocconi School of Management

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