Lunedì, 12 Febbraio 2018

CEO Forum, una lezione di leadership che va oltre il mondo delle banche

Trasformazione non significa semplicemente ricercare nuova efficienza ed efficacia del proprio agire ma essere in grado di ripensarlo radicalmente. È quello che sta succedendo nel mondo delle banche e dei servizi finanziari, sottoposto alle grandi sfide e criticità dell’ultimo decennio. Di restructuring, turnaround e transformation nel sistema bancario italiano si è parlato in occasione del CEO Forum organizzato da EMF – Executive Master in Finance, al quale hanno partecipato figure di spicco del settore quali Giuseppe Castagna, Amministratore Delegato di Banco BPM S.p.A., Marco Morelli, Chief Executive Officer di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A, Andrea Munari, Amministratore Delegato e Direttore Generale di BNL S.p.A. e Responsabile di BNP Paribas per l’Italia, e Claudio Scardovi, Managing Director, Global Head of the Financial Services Consulting Practice di AlixPartners, in qualità di moderatore.

Introdotti da Andrea Beltratti, Academic Director di EMF e SDA Professor di Corporate Finance e Real Estate, hanno discusso delle nuove sfide che il settore si trova ad affrontare; su tutte, gli effetti sul sistema della crisi finanziaria che ci siamo appena lasciati alle spalle e l’impatto delle tecnologie digitali sull’offerta di servizi. In sintesi, di come sfruttare a vantaggio delle aziende e di tutti i loro stakeholder – in primis i clienti – un processo di cambiamento che finora ha disorientato molte organizzazioni, soprattutto quando si è trattato di riprogettare strategie e processi consolidati negli anni.

La leadership in banca (e oltre)
Ma ogni trasformazione va guidata con determinazione, responsabilità e lungimiranza. Inevitabile quindi che un tema di questa portata finisca per investire anche quello della leadership. Ed è proprio sull’essere leader nel settore bancario e finanziario che Andrea Beltratti, a margine dell’incontro, ha fatto alcune domande mirate ai quattro ospiti. Le risposte sono state tutt’altro che scontate.

Parlare di banking transformation non significa solo trattare argomenti tecnici e verticali ma anche occuparsi di visione strategica, di stile manageriale e di relazioni con le persone che lavorano all’interno e per le nostre organizzazioni. In una parola di leadership. Che cosa significa essere leader oggi?

La prima precisazione è di Giuseppe Castagna: «Innanzitutto direi che essere leader significa sì sentirsi leader ma soprattutto essere percepiti come leader dalla propria squadra. È questo secondo aspetto che fa davvero il leader. Pertanto è necessario che ci sia un effettivo gioco di squadra in cui il leader ha il compito di portare a bordo tutti, ciascuno con il suo ruolo».

«Penso che la formula vincente sia “leading by example”. Ciò che rende leader è la capacità di essere d’esempio», aggiunge Andrea Munari. «È necessario anche conoscere bene ciò che fanno i tuoi collaboratori e renderli parte del processo decisionale, anche se il compito di sintesi finale spetta a te».

Secondo Marco Morelli «è fondamentale la capacità di ascoltare i propri collaboratori e saper cambiare idea, che non è affatto un indebolimento della leadership, ma appunto la capacità di cogliere le indicazioni di valore facendo funzionare al meglio la propria squadra. In secondo luogo è necessario essere sempre molto chiari con i propri collaboratori su quelle che sono le sfide da affrontare e gli obiettivi da raggiungere».

Claudio Scardovi offre un’angolazione particolare della leadership: «essere leader nei servizi di consulting significa essenzialmente saper prendere le decisioni giuste in un contesto di maggiore incertezza e complessità dato dal fatto che queste decisioni devono essere condivise e messe in atto da altri, cioè dal cliente. Significa decidere in funzione del successo di un altro soggetto che poi diventa un successo comune».

In un contesto di trasformazione, appunto, e quindi di incognite da affrontare, cambiano la caratteristiche dalla leadership o ci sono delle costanti che valgono sempre?

«Io credo – continua Scardovi – che cambino in funzione della maggiore quantità e frequenza dei trade-off da considerare. I contesti incerti rappresentano un bel banco di prova per un leader, gli offrono l’occasione per verificare costantemente i suoi processi decisionali e l’efficacia della sua azione».

«La capacità di mettersi sempre in discussione – ribadisce Morelli – è una qualità fondamentale per un leader e i contesti ad alta variabilità aiutano in questo compito. La trasformazione veloce aiuta anche a ricordare che nessuno di noi è indiscutibile e inamovibile dalla sua posizione e che proprio per questo bisogna costantemente rendere conto e convincere gli altri della validità delle proprie scelte, una cosa che si può solo fare di volta in volta, con i risultati».

Un concetto ripreso da Munari con un’immagine efficace: «A questo proposito, mi piace ricordare un motto degli All Blacks, i fuoriclasse neozelandesi del rugby, secondo cui “la maglia è in prestito”. Quanto alla leadership nei momenti di trasformazione, sono convinto che il cambiamento sia l’habitat naturale di un vero leader, una fonte di energia e una spinta continua a rimettere in discussione, se necessario, anche le scelte più consolidate. In questo senso la volatilità dei mercati e la trasformazione del nostro settore sono una grande sfida che può trasformarsi in opportunità ancora maggiori».

«Essere a capo di un’organizzazione o di una struttura – puntualizza Castagna – non significa sempre essere leader, ed è proprio nei momenti di incertezza e instabilità che si vede la differenza tra le due posizioni e vengono fuori i veri leader».

Dalla vostra posizione di leader quale suggerimento vi sentite di dare a un giovane professionista che si iscrive a un Master come EMF?

Il CEO di MPS non ha dubbi: bisogna ampliare gli orizzonti. «Gli direi di non dedicare tutto il tempo alle materie che riguardano la sua professione, ciò che già fa, ma di approfondire uno o due ambiti nuovi, magari riguardanti settori industriali che non conosce, per poi applicare le riflessioni che ne scaturiscono alla sua attività. È un modo di sviluppare un pensiero laterale e un approccio creativo ai problemi, due grandi doti di un leader».

Un approccio “umanistico”, che metta al centro la persona, è anche quello delineato dal Managing Director di AlixPartners: «La tecnica è molto importante nella formazione di questi giovani ma non è ciò che ne fa dei leader. Sartre diceva che le emozioni sono una strategia per orientarci meglio nella vita: è un principio valido, con i necessari orientamenti funzionali, anche per un’esperienza formativa come EMF. Essere leader significa soprattutto valorizzare il potenziale umano di chi lavora con noi».

Dall’AD di BNL giunge uno spunto che nasce “on field”: «Qualunque carriera vogliano intraprendere, mi sentirei di dare a questi giovani due indicazioni, che sono anche due criteri generali di selezione per i miei collaboratori: scelgo sempre persone che abbiano “fame”, come diceva Steve Jobs, e che abbiano il potenziale per diventare un giorno i miei capi».

Avere investito in un percorso formativo così impegnativo è già un ottimo punto di partenza ed è un indicatore di una determinazione a crescere professionalmente e umanamente. È il parere conclusivo dell’AD di Banco BPM, che aggiunge: «Anch’io ritengo che in un contesto ad alta variabilità e criticità sia determinante un potenziamento delle soft skill. Troppe volte abbiamo assistito a fallimenti di strategie manageriali o imprenditoriali per un eccesso di tecnicismo a scapito della capacità di saper leggere le complessità ambientali e di interagire con esse. Cosa significa in concreto? Saper scegliere le persone, prevedere gli effetti allargati delle proprie decisioni, saper affiancare e motivare i propri collaboratori».

SDA Bocconi School of Management